Dati sempre più numerosi, tempi di risposta sempre più brevi e nuove possibilità offerte dall’intelligenza artificiale. Ma per conoscere davvero un immobile non basta raccogliere informazioni: occorre strutturarle, storicizzarle e renderle utilizzabili nel tempo.
È questo uno dei temi emersi dall’intervento di Ermanno Pievani, Direttore Generale di Abaco Team, al convegno organizzato il 10 settembre da Il Quotidiano Immobiliare, dedicato alla domanda “Dati e informazioni: il real estate conosce davvero i suoi building?”.
Un confronto che ha messo al centro una delle sfide più attuali per il settore immobiliare: trasformare la crescente disponibilità di dati in una conoscenza effettiva degli asset, capace di supportarne la gestione e le decisioni nel corso del tempo.
I dati ci sono sempre stati. A cambiare è il modo in cui li utilizziamo
Il punto di partenza proposto da Pievani ribalta in parte il problema: il Real Estate non è mai stato privo di dati.
Le informazioni relative agli immobili sono sempre esistite, ma storicamente erano distribuite tra documenti, archivi e soggetti differenti: dal manutentore all’amministratore, dalla contabilità alla gestione tecnica. La digitalizzazione ha progressivamente modificato questo scenario, rendendo le informazioni più facilmente accessibili e, soprattutto, comprimendo drasticamente i tempi entro i quali ci aspettiamo di poterle ottenere.
Un cambiamento che riflette anche le nostre abitudini quotidiane: la possibilità di ricevere informazioni in pochi secondi attraverso uno smartphone si traduce inevitabilmente in nuove aspettative anche nel contesto professionale.
“Andiamo sempre più verso un accorciamento dei tempi di risposta: il dato strutturato deve diventare informazione immediata. È un tratto del nostro modo di vivere che proiettiamo inevitabilmente anche nell’ambiente lavorativo”, ha osservato Pievani durante il panel.

Il valore della storicizzazione
La velocità, tuttavia, rappresenta solo una parte della questione. Per descrivere correttamente lo stato di un immobile e comprenderne l’evoluzione è necessario poter contare anche sulla storicità delle informazioni.
Una perizia, un canone di locazione, una bolletta, un costo o un dato tecnico non rispondono soltanto a un’esigenza operativa del momento: se correttamente strutturati e conservati possono contribuire, nel tempo, alla costruzione di un patrimonio informativo molto più ampio.
È proprio questa prospettiva a richiedere un’evoluzione dei processi organizzativi. Il dato non deve più essere gestito esclusivamente per assolvere il singolo compito per cui viene raccolto, ma nella consapevolezza che potrà essere utilizzato in futuro per generare nuove informazioni e nuove chiavi di lettura.
Per una società di servizi immobiliari significa poter leggere serie storiche, confrontare l’andamento di valori, canoni, consumi e costi e costruire analisi fondate sulla conoscenza maturata direttamente nella gestione degli asset.
Prima della tecnologia vengono processi e persone
L’evoluzione tecnologica e l’intelligenza artificiale ampliano ulteriormente le possibilità di elaborazione e interrogazione di questo patrimonio informativo. Ma la tecnologia, da sola, non risolve il problema.
Secondo Pievani, il passaggio decisivo avviene a monte: nella definizione di nomenclature coerenti, nella qualità del dato inserito e nella revisione dei processi attraverso cui le informazioni vengono raccolte e gestite.
È un cambiamento che riguarda anche le persone. Chi alimenta quotidianamente questi sistemi deve acquisire la consapevolezza che l’informazione inserita oggi potrà essere utilizzata, anche a distanza di anni, per finalità e analisi differenti da quelle originarie.
Un percorso sul quale Abaco Team lavora da circa dieci anni, attraverso un processo in continua evoluzione volto a strutturare e storicizzare le informazioni generate nell’attività di gestione immobiliare.
Dalla disponibilità del dato alla governance dell’informazione
La seconda parte del confronto ha affrontato un altro elemento determinante: la tutela delle informazioni.
Abaco Team opera con SGR, banche, istituti di leasing e nel settore residenziale, gestendo informazioni riferite tanto a patrimoni immobiliari complessi quanto ai singoli utilizzatori. In questo scenario, la possibilità tecnica di aggregare e interrogare quantità sempre maggiori di dati deve necessariamente essere accompagnata da sistemi di governance capaci di determinarne modalità e limiti di utilizzo.
Il tema, ha evidenziato Pievani, non è quindi soltanto la condivisione dei dati, ma la capacità di separare il dato grezzo dall’informazione che si vuole ottenere, tutelando i soggetti coinvolti e rispettando contemporaneamente gli obblighi contrattuali assunti nei confronti dei clienti.
“La capacità di segregare il dato dalla risposta che si vuole ottenere è un tema rilevante. In organizzazioni complesse, la tutela della privacy, del dato e degli obblighi contrattuali verso il committente diventa un elemento dirimente.”
Una responsabilità che cresce parallelamente alle possibilità offerte dalla tecnologia: poter accedere rapidamente alle informazioni rende ancora più importante stabilire chi possa utilizzarle, per quali finalità e con quale livello di dettaglio.
Conoscere davvero un building
La sfida, quindi, non consiste nell’accumulare una quantità sempre maggiore di dati, ma nel costruire nel tempo una conoscenza strutturata, affidabile e governata dell’immobile.
Per il Real Estate significa passare da archivi frammentati a un patrimonio informativo capace di accompagnare l’intero ciclo di vita dell’asset, supportando attività di gestione, analisi e decisione.
In questa prospettiva, processi, competenze e tecnologia diventano parti dello stesso sistema: perché il valore del dato non risiede semplicemente nella sua disponibilità, ma nella capacità di trasformarlo in informazione utile, immediata e consapevole.
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